LA STORIA DELLA CANNABIS

Un breve riassunto che ripercorre la storia di questa pianta incredibile.

ORIGINE DEL NOME

La parola canapa deriva molto probabilmente da una fonte Scita, più tardi, le espressioni scitiche di cannabis e canapa si diffusero in tutte le lingue indoeuropee. Il nome della pianta cannabis invece deriva dalla parola Greca κάνναβις (kánnabis).

Nel 1548 Oxford English Dictionary registrò il primo uso dell’espressione Cannabis sativa.
L’uso della parola marijuana invece è nata in Messico tra i nativi spagnoli messicani. Essa fu usata eccessivamente negli anni ’30 dalla stampa per dare alla cannabis un nome alternativo dal suono straniero, facendolo sembrare più pericoloso e, in tal modo,  sconcertando il popolo americano da esso.

LA STORIA

Si pensa che la cannabis sia stata una delle prime specie vegetali coltivate dall’uomo, che da subito notò le sue numerose applicazioni migliaia di anni fa.

La cannabis è una pianta a fioritura annuale dioica ( Dioico è un termine che si riferisce alla riproduzione sessuale delle piante. Indica che gli organi riproduttivi maschili (stami) e femminili ( pistilli ) sono portati su due piante morfologicamente distinte) che proviene dall’Asia centrale, in particolare dalle regioni mongole e della Siberia meridionale.

Si distingue in due sottospecie, Cannabis sativa e Cannabis Sativa L. comunemente nota come canapa.
Una delle prime culture a farne uso fu quella cinese nel 5000 a.C Esistono prove storiche e archeologiche dell’uso della canapa nell’antica Cina per quanto riguarda l’abbigliamento, la produzione di corda e carta, nonché l’uso di semi per produrre olio e cibo.

Il primo uso medicinale della cannabis fu registrato sotto il periodo dell’imperatore Shen Nung che iniziò ad utilizzarla principalmente a scopo antidolorifico.

Dopo essersi diffusa in Cina, la cannabis arrivò nel 2000 aC in Corea , da dove ha poi dilagato in India intorno al 1000 a.C. La popolazione dell’India, come quella Cinese prima di loro, utilizzava questa preziosa materia prima per tessuti, fonte di cibo e come potente medicina.

La cannabis presto si diffuse anche nel Medio Oriente nel 1400 a.C. coltivata per lo più dagli Sciti ( furono una popolazione nomade indoeuropea di ceppo iranico attestata nella steppa eurasiatica. Gli antichi greci li consideravano mitologicamente figli di Eracle ed Echidna, o di Zeus e Boristene. ). Furono gli Sciti a portare la cannabis nella Russia meridionale e in Ucraina da dove si diffuse nella maggior parte dei paesi europei.

Negli anni seguenti, a causa dell’influenza mediorientale, la coltivazione della cannabis iniziò ad apparire in Africa e da quel momento anche in gran parte dei paesi dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa.
La coltivazione e l’uso della cannabis passò presto da una cultura all’altra, il che la rese la pianta più preziosa del tempo.

CANNABIS NELLA SOCIETA ‘MODERNA

All’inizio del XIX secolo, la cannabis viaggiava dall’Africa al Sud America e al Messico.

Con molti immigrati che attraversavano il confine tra il 1910 e il 1911, non ci volle molto perché la cannabis raggiungesse anche gli Stati Uniti. Fu lì che l’era pacifica della coltivazione della cannabis e il suo uso finirono e da li iniziò la turbolenta Guerra alla Droga.
Purtroppo l’uso di cannabis in quei tempi era anche legato infondatamente ad atti criminali commessi da molti immigrati ispanici e il pregiudizio nei confronti dell’erba stava iniziò a salire.

Molti giornali davano una concezione errata alla marijuana e ciò portò la massa a pensare lo stesso. La criminalizzazione della cannabis avvenne di conseguenza negli Stati Uniti.

Il primo Stato che proibì l’uso della marijuana fu lo Utah nel 1915. Molti seguirono, e nel 1931 la cannabis fu messa fuorilegge in 29 stati.

Con il lavoro dell’Ufficio federale dei narcotici e il commissario Harry Aslinger, nel 1937, fu imposto il Marijuana Tax Act. L’ uso ed il possesso della cannabis furono criminalizzati in tutti gli Stati Uniti. La legge era la stessa sia per la marijuana che per la canapa, indipendentemente dalla mancanza di sostanza psicoattiva in quest’ultima.

Molti sospettano che una potente lobby nel mercato dei fossili e della carta si sia sentita minacciata dalla canapa, essendo un prodotto economicamente più competitivo e che abbiano inoltre influenzato le leggi statali e il governo a regolamentare pesantemente ed in seguito vietare completamente la produzione di canapa.

Oggi, il governo federale classifica ancora la marijuana come sostanza controllata dal Programma I, indicando che ha un alto potenziale di abuso e dipendenza senza usi medicinali accettati.

Anche se è ancora illegale in molti stati degli Stati Uniti e in paesi europei, l’opinione sulla cannabis sta lentamente cambiando.
Nel 1976 i Paesi Bassi hanno depenalizzato il consumo di cannabis e nel 1980 la cannabis era legale per la vendita al dettaglio nei famosi “CoffeShop”.
La Spagna ha visto nascere molti club privati i quali stanno contribuendo ad aumentare la consapevolezza e l’uso responsabile.
La Repubblica Ceca da quando ha reso legale la cannabis ad uso medico con obbligo prescrizione sta lottando per soddisfarne la domanda.

Anche negli Stati Uniti la percezione della cannabis negli ultimi anni è cambiata e, grazie alla sensibilizzazione nazionale sono ad oggi circa 25 gli Stati ad aver legalizzato la marijuana per uso medicinale.

Con la notevole quantità di nuove ricerche scientifiche sulla cannabis e con prove conclusive del potenziale medicinale, la cannabis sta tornando nella comunità.

Ci chiediamo quando anche l’Italia, nonostante abbia appena rifiutato nuovamente gli emendamenti proposti per regolarizzare il mercato della Cannabis Light (paradossalmente mentre il mondo intero sto legalizzando anche per uso ricrativo noi non riusciamo nemmeno a regolamentare il settore industriale), riesca a portare della luce su questa pianta dato che anche l’associazione dei magistrati si è espressa favorevolmente rispetto alla legalizzazione e alla depenalizzazione della cannabis.
“È un lavoro difficile perché si muove in direzione contraria rispetto alle ragioni mondane del proibizionismo, dalla passione contemporanea per il punire alla perdurante egemonia di quell’approccio farmacologico – ormai smentito dai più approfonditi studi scientifici – per il quale vi sarebbe una connessione diretta tra assunzione delle sostanze e propensione al crimine, senza peraltro distinguere tra assunzione di droghe leggere e assunzione di quelle pesanti.
In tempi in cui si discute di diritto penale minimo, confinandolo però in una prospettiva utopica, il ripensamento della politica criminale in materia di stupefacenti ci appare una via da percorrere per innalzare il livello di tutela della salute pubblica, per restituire al diritto penale efficacia selettiva e capacità di orientamento e al processo ragionevole durata e, non ultimo, per togliere “fette di mercato” alla criminalità organizzata.”

Si spera che la lunga tradizione di questa pianta continuerà a prosperare e verrà nuovamente riconosciuta come una pianta con un enorme potenziale, sia medico che economico che ecosotenibile.

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