LA CANNABIS COME SOLUZIONE PER RIGENERARE E PULIRE I TERRENI CONTAMINATI

Terre avvelenate dai veleni industriali? Si curano con la cannabis

È sempre più evidente che la cannabis ha delle proprietà molto benefiche per la salute. Tuttavia, non aiuta solo le persone, ma è anche un buon alleato per ripristinare il benessere della terra. Lo hanno dimostrato gli agricoltori di Taranto, nella regione della Puglia, che dopo aver visto come una tossina trovata nei pascoli ha distrutto il loro gregge di pecore hanno deciso di utilizzare la canapa per restituire ricchezza ai terreni che coltivavano

La Canapa ibera la terra inquinata da diossina e dai metalli pesanti e contribuisce a mitigare i cambiamenti climatici, trattenendo anidride carbonica quattro volte in più degli alberi.

Fitorisanamento: bonificare i terreni con le piante

Le sperimentazioni del cosiddetto fitorisanamento (phytoremediation), che rientra nelle tecniche di bonifica in bioremediation, già iniziate in Ucraina ai tempi di Chernobyl, sono in corso, anche in Italia, in almeno quattro siti di interesse nazionale (SIN).

Il termine, coniato dal Dr. Ilya Raskin del Centro di Biotecnologie dell’Università di Rutgers (New Jersey) fa riferimento ad un processo che è in grado di utilizzare delle specie vegetali per decontaminare il suolo, depurare le acque reflue o persino ripulire l’aria in spazi all’interno. In particolare, con la coltivazione di ‘Cannabis sativa’ Fornaro ha fatto sì che le sostanze inquinanti fossero assorbite dalle radici della pianta che immagazzinano e, in alcuni casi, trasformano le tossine in sostanze innocue Il problema è iniziato nel 2008, a Taranto, quando è stato rilevata della diossina negli animali, una sostanza altamente tossica che viene rilasciata nell’atmosfera dall’attività di grandi industrie e che poi ricade nel terreno e viene assorbita dalla superficie del suolo.

La ragione di questa contaminazione è dovuta all’acciaieria Ilva, una delle più grandi d’Europa. Fondata nel 1905, la fabbrica ha causato un forte impatto ambientale sulla zona di Taranto, a tal punto da arrivare a contaminare il terreno con i suoi rifiuti. Gli agricoltori, lungi dal rinunciare, hanno deciso di utilizzare un metodo un po’ particolare per recuperare le loro terre e tornare a pascolare nella zona. Il primo a portarlo a termine è stato il contadino Vincenzo Fornaro, che una volta aveva 600 pecore nella sua grande fattoria, oggi vuota dopo il disastro.

Per fare questo, Fornaro ha riempito i suoi vasti ettari di canapa industriale, la cannabis con livelli di THC molto bassi e la cui coltivazione è considerata legale.

In questo modo, poco a poco, Fornaro ha riacquistato la ricchezza dei suoi terreni e crede che la canapa sia, senza dubbio, il futuro della sua azienda agricola, allontanandosi da tutti i pregiudizi di coloro che lo guardano in modo strano per aver piantato della cannabis sulla sua terra. Contro questi timori c’è anche la lotta dell’associazione CanaPuglia, che dal 2011 difende nella zona la coltivazione della ‘Cannabis sativa’ per decontaminare i terreni delle aziende agricole colpite dall’acciaieria. Grazie a lei, circa 100 agricoltori e contadini che vivono nei pressi dello stabilimento non si sono dovuti spostare per poter continuare il loro lavoro.

Come smaltire la canapa usata per la bonifica

«Le tossine vengono estratte dalla pianta senza la necessità di rimuovere il terreno contaminato dello strato superiore, evitando così la spesa di trasporto verso gli impianti di smaltimento e discariche». Inoltre la canapa ha la capacità di crescere non influenzata dai veleni che accumula, riuscendo a legare i contaminanti composti dell’aria e del suolo. Senza pesticidi e diserbanti.

Uno dei problemi da risolvere, però, rimane lo smaltimento della canapa contaminata. Spiega l’ingegner Colao: «Una soluzione è stata trovata nell’uso dei semi come materia prima per la produzione di biodiesel. La canapa è infatti una coltura energetica i cui semi contengono circa il 36% d’olio impiegabile per la produzione di biodiesel o di oli industriali». Un altro possibile utilizzo della biomassa è la produzione di energia nelle centrali termoelettriche, dove, attraverso un processo chiamato phytomining, si potrebbero recuperare e poi riciclare i metalli dalle ceneri.

L’idea di Taranto sviluppata dalla regione Sardegna

Ispirato proprio dall’esperienza di Taranto, in Sardegna è in corso invece il progetto CANOPAES,  promosso dalla regione con apposita legge già dal 2015, per la bonifica urgente delle ex aree industriali e minerarie del Sulcis Iglesiente. Da allora, sono stati stanziati 150mila euro, ogni anno, per le attività di sperimentazione, fino a oggi. E tra le 80 aziende agricole intenzionate a mettere a disposizione le proprie superfici, sono stati individuati 8 siti sperimentali.

«Siamo in piena attività sia in campo che in laboratorio. La ricerca ci sta facendo valutare tutti gli aspetti del processo. Difficoltà burocratiche, coinvolgimento dei produttori,  non così scontato e il fatto che in Sardegna la canapa diventa una coltura irrigua» precisa Gianluca Carboni, responsabile scientifico del progetto per Agenzia Regionale per l’Agricoltura della Sardegna (Agris).

In laboratorio si stanno valutando attentamente i meccanismi di assorbimento delle piante, a partire dalle radici. La canapa, infatti, si è rivelata capace di crescere nei terreni altamente inquinati da metalli e «rimediare» cadmio, cromo, nichel, piombo, rame e zinco. Ciò avviene attraverso un meccanismo di autodifesa tende a limitare l’assorbimento dei metalli all’apparato radicale, impedendo che questi abbondino nella parte superiore.

Fonte: Progetto Canopaes, Agenzia regionale per la ricerca in gricoltura, Regione Sardegna

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